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Non etichettare tuo figlio!

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Sei un genitore che etichetta suo figlio? Inevitabile.

Succede anche a me.

“Giulia sei disordinata, sei una testarda, sei permalosa ecc.”

Lo faccio ogni giorno. E inizio a farlo anche con Chiara.

Anche tu? Lo sapevi che è sbagliato?

E perchè? In fondo, io sto “solo” giudicando mia figlia.

Appunto.

I bambini vanno stimolati a crescere, senza essere derisi, etichettati, incolpati.

Etichettare un bambino con un aggettivo è limitante e molto pericoloso.

Prima di tutto, etichettare un bambino è riduttivo: spesso un estraneo, ma anche noi genitori, ci troviamo ad etichettare il nostro bambino per un comportamento emerso in una determinata circostanza; ma è un giudizio corretto? Quel comportamento non è in fondo naturale o potrebbe essere spiegato in altro modo?

Inoltre, etichettare, soprattutto in pubblico, di continuo un bambino può metterlo in imbarazzo o suscitare dei dubbi, arrivando paradossalmente a creare un comportamento che non c’era, plasmando il suo carattere.

Perchè evitare le etichette ai bambini?

Ma perché abbiamo sempre questo bisogno di etichettare e di dare sempre un “nome” al comportamento dei nostri figli? In questo modo, limitiamo la libertà dei nostri bambini e indirizziamo la loro evoluzione e crescita, condizionandola. Stiamo creando etichette e connessioni sbagliate, con relativi schemi mentali, comportamentali ed emotivi: “Quel gioco è da maschio, quello da femmina”.

Chi lo dice?

Etichette forzate e non naturali, che condizionano inevitabilmente i nostri bambini.

In realtà, è comodo “appiccicare etichette”, come fosse uno zainetto o una t shirt. Invece stiamo parlando di bambini, che stanno crescendo e si stanno formando: dietro quell’etichetta, c’è un essere umano che noi stiamo “segnando” per sempre.

E le etichette, soprattutto se negative, restano appiccicate ai bambini e si trasformano spesso in realtà: se un bambino si sentirà ripetere sempre che è capriccioso, inizierà a comportarsi di conseguenza; con le etichette, non faremo altro che incoraggiarlo nel suo comportamento sbagliato.

 

Allora, come comportarsi al cospetto di un comportamento che vogliamo assolutamente “giudicare” e quindi etichettare?

Se Giulia combina un guaio, mi dovrei limitare a descrivere il suo comportamento (non la sua persona) dicendo: “Hai fatto una sciocchezza”. Non è la stessa cosa se dico: “Sei un disastro”.

Sei d’accordo?

 

(Pre)occupiamoci delle emozioni dei nostri bambini e prestiamo molta attenzione a quello che diciamo: potrebbe essere un piccolo esperimento da fare per qualche giorno, per poi analizzarne i risultati, perché alcune frasi sono per noi automatiche, spontanee ma arrecano danni.

Quali sono le frasi da non dire ai nostri bambini? Tu le usi?

Io, con Giulia, cerco di evitare:

Ora basta, altrimenti… oppure Quando torna tuo padre… (Le minacce non servono a nulla e poi così non siamo autorevoli).

Non sai fare mai nulla.  (Non utilizzare i termini sempre o mai perché escludono la possibilità di cambiare e di diventare migliore).

Non piangere, è una sciocchezza! (Lo sarà per te, mamma, non per me, che sono solo un bambino).

Stai zitto, vai via. (Gli stiamo dicendo: non ti voglio!)
Guarda com’e’ bravo tuo fratello/sorella/amichetto (Evitiamo i paragoni).

Non è difficile. Io ci provo.

Per restituire a mia figlia la libertà. Di scegliere. Di essere.

 

In questi scatti, ci sono io, non le mie figlie, perché questa è una mia sfida.

 

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