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I bambini hanno il diritto di litigare: il ruolo di noi genitori

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Nella bella stagione, si riprende ad andare al parco, aumentano le situazioni di compagnia e di condivisione con altri bambini.

I bambini corrono, saltano, si divertono, fanno amicizia, giocano insieme e bisticciano.

Si. Può accadere che i bambini discutano su questo o quel gioco e che non siano d’accordo.

E così, si assiste all’intervento delle mamme, che poi litigano a loro volta.

Scene vergognose.

In queste situazioni, è molto difficile capire come comportarsi.

Cosa fare quando i bambini litigano?

Qual è il ruolo dei genitori? Bisogna intervenire oppure no?

Ecco le 4 mosse fondamentalei da seguire, secondo la Dottoressa Cristina Bari, fondatrice del metodo INCIMA e della scuola per genitori Educare Facile:

 1) Non  interrompere i bambini durante un litigio e non cercare un colpevole.

Le domande “Chi è stato?”, “Si può sapere chi ha cominciato?”, “Di chi è la colpa?” sono domande rivolte essenzialmente a cercare un colpevole da punire ma non deve essere questo il fine del dialogo.

 

È preferibile quindi che il genitore smetta di giudicare e si concentri sull’osservare cosa accade per comprendere perché il bambino agisce in un determinato modo. E poi, è così difficile capire effettivamente chi ha iniziato per primo!

 

2) Non imporre la soluzione ai bambini.

Bisogna lasciare che i bambini litighino da soli tra di loro senza imporre una soluzione perché in ogni litigio devono essere i bambini a trovare la capacità di gestire la situazione.

In questo senso, il litigio diventa un compito dal quale i bambini possono apprendere qualcosa in più su di loro, sui loro amici.

Ma ogni tipo di intervento da parte del genitore è totalmente inefficace e fallimentare in quanto l’imposizione tende a bloccare al momento il litigio ma non lo elimina: esso si ripresenterà sotto diverse forme in seguito o sarà motivo di apprendimento in negativo.

Allora cosa fare quando i bambini litigano?

Molto meglio non imporre soluzioni invece offrire il modo ai bambini di assumersi il compito e la responsabilità che il litigio richiede loro, portandoli a doversi fermare per capire cosa sta accadendo. Perché ogni litigio porta con sé un insegnamento che i bambini devono scoprire vivendo il litigio come occasione di apprendimento.

L’intervento di un adulto è necessario quando i bambini che litigano mettono in pericolo la loro vita e alzano le mani.

3) Permettere  ai bambini di esporre tra loro la  reciproca versione dei fatti.

Sarebbe opportuno favorire il dialogo tra i bambini perché aiutarli a parlarsi, li consente di uscire dalla dinamica ripetitiva assunta durante il litigio e cercare le motivazioni più profonde del conflitto stesso. Il genitore deve far parlare i bambini tra loro, infatti parlare delle proprie emozioni e delle proprie difficoltà aiuta i bambini a ridurre la propria tensione emotiva.

Durante questo passo sono molto importanti le domande poste dall’adulto perché devono aiutare i bambini a capire quanto è successo, a consentire la scoperta e l’ascolto dei reciproci sentimenti ed emozioni, a vedere meglio i problemi, a conoscere nuovi punti di vista.

4) Sostenere i bambini nel trovare un accordo tra di loro.

Questo è l’ultimo passo e, se i bambini hanno sviluppato la capacità di parlarsi e ascoltarsi efficacemente, a questo punto l’accordo tra loro nasce spontaneo.

Durante quest’ultimo passo, quando tutte le motivazioni sono state espresse dai bambini, è compito dell’adulto, con la massima neutralità, far comprendere ai bambini che ogni ragione è legittima e che non c’è nessuna che prevale sull’altra, per cui ora sono pronti insieme a individuare un accordo che non necessariamente deve essere bilanciato tra le parti, ma può portare in sé una rinuncia; ad esempio:

  • può succedere che un bambino rinunci a volere il giocattolo che ha l’altro
  • può accettare una qualche forma di opinione altrui
  • possono individuare accordi un po’ particolari in virtù del fatto, come già detto, che fino a circa 8-9 anni il
  • pensiero dei bambini è dominato da una componente magica
  • oppure possono non riuscire a trovare un accordo e aver bisogno di più tempo per capire la situazione.

Perché anche un bambino che fa un piccolo dispetto può insegnare qualcosa. Ma soprattutto, se la mamma interviene sempre, quel bambino penserà di non essere in grado di farcela da solo, ma di aver sempre bisogno di qualcuno che gli risolva i problemi. Anche da adulto. E addio capacità di problem solving.

Se si seguono questi passi i bambini riescono ad arrivare ad un accordo tra loro.

E la prossima volta non chiederanno più aiuto a noi adulti.

 

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